A.N.D.O.S. onlus nasce nel 1976, come Centro di Riabilitazione Mastectomizzate,  dalla Signora Luisa Nemez coadiuvata dal Prof. Piero Pietri , per offrire alle donne operate al seno un’assistenza specifica più ampia e più attenta per aiutarle a superare i molti traumi legati a questa patologia.
 
I traumi, della donna operata al seno, possono essere  psicologici; legati alla drammatica scoperta della malattia ed ai periodi angosciosi che ne seguono; fisici che insorgono al momento dei trattamenti, di un eventuale intervento chirurgico, della comparsa di sintomatologie e di postumi menomanti. Interninabili momenti di sconforto, incertezze, spesso senza risposta, vissuti quasi sempre nel proprio silenzioso pudore, spesso causa di molti scompensi nella normale vita coniugale e relazionale.
 
 Le fondatrici volontarie dell’ANDOS, avevano intuito che il  tumore al seno non era una “semplice malattia”; era qualcosa di più complesso e profondo, una ferita non solo nel corpo, ma anche nell’identità femminile, che richiedeva un supporto ed un approccio specifici. Nasce dalle esperienze dolorose di donne che, pur portando ancora nel corpo e nel cuore i segni delle prove subite, hanno trovato  la forza di superare il proprio trauma e l’emozione positiva e attiva di aiutare altre donne colpite dallo stesso morbo.
Volontarie di tutte le età,  di tutti i contesti sociali che hanno deciso di dedicare ad altre donne  le proprie attenzioni, la propria assistenza, il proprio tempo, talvolta anche i propri risparmi, (perché l’attività dell’Associazione vive tuttora  prevalentemente dell’aiuto finanziario delle sue Associate), mantenendo sempre una alta professionalità.
Forse non tutti sanno che i servizi di assistenza sanitaria,  psicologica, di sostegno, e di nuova socializzazione vengono erogati da A.N.D.O.S. onlus in forma totalmente gratuita. Discretamente e in silenzio.
Dai tempi pioneristici, l’ ANDOS onlus ne ha fatta di strada, sempre nella direzione di promuovere, avviare e sostenere ogni iniziativa che possa favororire una completa riabilitazione delle donne che hanno subito un intervento al seno, sotto l’aspetto fisico, psicologico e riabilitativo.
 
Alle prime Volontarie sono venute aggiungendosi altre Volontarie; insieme assommano oggi a molte migliaia e fanno capo agli oltre 50 Comitati A.N.D.O.S. onlus  presenti sul territorio. 
Assistenza e dedizione personale delle Volontarie si sono via completate con aggiornamenti, formazione, professionalizzazione; insieme ai medici e fisioterapisti aggiuntisi come Volontari. Le Volontarie A.N.D.O.S. frequentano ormai da alcuni anni i corsi d’aggiornamento e di formazione promossi dall’Associazione e tenuti periodicamente da Docenti delle principali Università. 
Questa crescita in solidarietà, professionalità, consapevolezza ha consentito all’ A.N.D.O.S.onlus di ampliare i propri campi d’intervento: inizialmente limitati alle sole specifiche esigenze riabilitative pre-post trattamento, si sono estesi ai vari supporti psicologici mirati al recupero, da parte delle donne colpite dal carcinoma mammario, di quella femminilità a torto ritenuta perduta per sempre e alle mai troppo divulgate e sollecitate azioni di prevenzione e di diagnosi precoce.
Diagnosi precoce che oggi, anche alla luce dei grandi passi fatti in questi anni dalla chirurgia conservativa di cui l’Università e la Ricerca italiane sono state indiscusse antesignane, contribuisce ad innalzare a percentuali sempre più elevate gli esiti positivi di una patologia fino a pochi anni fa dall’esito dolorosamente incerto.
  
Le tecniche di linfodrenaggio, note in campo medico come “metodo A.N.D.O.S.” hanno fatto storia, e la presenza attiva delle Volontarie anche negli ospedali viene sempre più considerata come complementare ai trattamenti e agli interventi medico-chirurgici e non più marginale come in passato. Il Direttivo dell’Associazione e il suo Comitato Tecnico Scientifico sono alla continua ricerca di metodiche mediche e di sistemi medicali atti a dare risposte sempre più convincenti nelle fasi di diagnosi e di riabilitazione e a contenere in ambiti sempre più ridotti i risvolti negativi del morbo nelle sue varie fasi.
L’ A.N.D.O.S. onlus si è fatta promotrice di un approccio più efficace ed integrato da riservare alle problematiche di diagnosi precoce, prevenzione e riabilitazione, e si è ripromessa di sensibilizzare il pubblico femminile sia sulle problematiche della patologia mammaria sia sull’esistenza di una valida offerta di servizi d’assistenza completamente gratuiti presso i propri Comitati anche mediante una comunicazione non strettamente legata alla cruda terminologia medica.
 
LA NOSTRA STORIA 
1976  - Costituzione ufficiale del Centro Riabilitazione Mastectomizzate (CRM), primo nucleo  dell’attuale A.N.D.O.S. onlus
 
1986- I CRM assumono la denominazione di A.N.D.O.S. –  Associazione Nazionale Donne  Operate al Seno (Roma) 
 
1992 – NASCE IL COMITATO DI SENIGALLIA ISCRITTO ALL’ALBO REGIONALE DELLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO DELLA REGIONE MARCHE.
 
1997 – Primi corsi di formazione sulle tecniche di linfodrenaggio con metodica A.N.D.O.S. per la formazione delle Volontarie, Medici e Fisioterapisti Volontari che vengono affidati alla II Facoltà di Medicina dell’Università “La Sapienza” (Roma)
 
2007 – 10-11-12 maggio si è tenuto a Senigallia il XXV° Congresso Nazionale A.N.D.O.S.  sul tema: “ Alimentazione e tumori. Opportunità e prospettive dell’educazione alimentare”. 

2009 - Febbraio-Presso la sede dell’Associazione  sono stati iniziati i corsi formativi per il progetto “Una bella idea per stare meglio”. Con questo progetto le psicologhe volontarie dell’ANDOS hanno fornito alle 15 volontarie partecipanti una opportuna preparazione nell’attività di accoglienza nell’ambito specifico ospedaliero per fornire  accoglienza alle donne che si sottopongono al prelievo citologico, mediante ago aspirato ed al prelievo microistologico.

  • 11-12-13- febbraio I° Corso “CIBO E’ SALUTE” con la collaborazione dell’Istituto Alberghiero “Panzini” di Senigallia. Corso di prevenzione alimentare ed un uso corretto di cibi”. Il seminario prevede un’introduzione ad una alimentazione sana che utilizzi i criteri di prevenzione individuati da numerosi studi epidemiologici e riassunti nelle raccomandazioni del WCRF ( Word Research Cancer Found). Il corso formativo è tenuto dal Docente Cuoco Giovanni Allegro,  insegnante di cucina a Cascina Rosa – Divisione di epidemiologia Istituto per la Cura dei Tumori di Milano.
  • 29 maggio Convegno “Tumore al Seno-Domande da fare?” dove i cittadini incontrano gli specialisti dell’Unità Multidisciplinare di Senologia del Presidio Ospedaliero di Senigallia,  i Medici di Medicina Generale e gli Specialisti dell’Azienda Ospedali Riunuiti delle Torrette di Ancona. Con il Patrocinio del Comune di Senigallia che ha messo a disposizione la Rotonda a Mare
2010 - 16-17 aprile II° Corso di “CIBO E’ SALUTE” – Il pane a lievitazione naturale- l’antico sistema di scome preparare la pasta madre per ottenere un pane eccellente per sapore e caratteristiche naturali. Con la collaborazione dell’Istituto Alberchiero “Panzini di Senigallia. Il cuoco Giovanni Allegro Consulente di Cucina Fondazione I.R.C.C.S.
  • 22 0ttobre I° Manifestazione “OTTOBRE IN ROSA” mese della prevenzione delle malattie oncologiche femminili, con l’illuminazione in rosa del Palazzo del Duca e della Rotonda a Mare. Inaugurazione dello sportello informativo ANDOS attraverso il progetto ”Una bella idea per stare meglio” riguardante la presenza costante di volontarie ANDOS presso la Brest-Unit del presidio ospedaliero di Senigallia, ed un servizio di accoglienza: lunedì, mercoledì e venerdì mattina; il venerdì pomeriggio dalle 14.00 alle 16.00 presso il reparto di Senologia. La lettura Magistrale, presso il Palazzo del Duca, del Professore Alberto Luini ha concluso la manifestazione.
 
2011 - 4-5-6-aprile III° Corso “CIBO E’ SALUTE” – Come rinforzare l’immunità naturale con l’alimentazione, in collaborazione con l’Istituto Alberghiero “Panzini” di Senigallia. I corsi sono tenuti dal Cuoco Giovanni Allegro Consulente di Cucina Fondazione I.R.C.C.S. Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
  • 28 ottobre II° Manifestazione “OTTOBRE IN ROSA” – Tumore della mammella: epidemiologia, prevenzione, trattamento -. Con l’illuminazione in rosa della Rotonda a Mare con il Patrocinio del Comune di Senigallia. Presso l’Auditorium San Rocco il Professore Maurizio Nava, ha argomentato sulla chirurgia oncoplastica della mammella e qualità della vita.   
 
 
2012 - 2-3- maggio IV° Corso “CIBO E’ SALUTE” -l’efficacia della prevenzione: dagli ossidanti attraverso l’utilizzo delle piante. Gli incontri formativi sono tenuti dal Cuoco Giovanni Allegro Consulente di Cucina Fondazione I.R.C.C.S., con la collaborazione dell’Istituto Alberghiero “Panzini” di Senigallia. 
 
  • 14 ottobre elezioni del nuovo Consiglio Direttivo con la nomina del nuovo Presidente d.ssa M.Antonietta Muzi
  • III° Manifestazione “OTTOBRE IN ROSA” – INSIEME PER I VENT’ANNI DI ANDOS SENIGALLIA - Alla Rotonda a Mare, illuminata di rosa, si è tenuto un concerto con “I Solisti di Perugia”, Deborah Vico ed il Maestro Federico Mondeici.
  •  Nel mese di novembre abbiamo  inagurato il nuovo sito ufficiale dell’ANDOS onlus Senigallia: www.andosenigallia.it

 

 

L’A.N.D.O.S. ONLUS HA COME PATRONA SANT’AGATA

Questa santa della quale il nome di origine greca vuol dire “buona, nobile di spirito” nacque a Catania circa all’anno 230-235. Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese, il padre Rao e la madre Apolla.

Essendo cristiani, educarono Agata secondo la loro religione. Sin da piccola sentì nel suo cuore il desiderio di appartenere totalmente a Cristo e quando giunse sui 15 anni, sentì che era giunto il momento di consacrarsi a Dio. Studi più approfonditi indicano come più probabile la maggiore età di 21: non prima di questa età una ragazza poteva essere consacrata diaconessa. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata ‘velatio’, le impose il ‘flammeum’, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Nel mosaico di S.Apollinare Nuovo in Ravenna del VI secolo, è raffigurata con la tunica lunga, dalmatica e stola a tracolla. Una diaconessa aveva il compito, fra gli altri, di istruire i nuovi adepti alla fede cristiana e preparare i più giovani al battesimo alla prima comunione e alla cresima. Nei primi tempi del cristianesimo le vergini consacrate, costituivano un’irruzione del divino in un mondo ancora pagano e in disfacimento. Nell’anno a cavallo fra il 250 e il 251 il proconsole Quinziano, giunto alla sede di Catania con l’intento di far rispettare l’editto dell’imperatore Decio che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, si invaghì della giovinetta e, saputo della consacrazione, le ordinò di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei pagani. Ma si può pensare che dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, potrebbe esserci l’intento della confisca di tutti i loro beni. Ordinò che la catturassero e la conducessero al Palazzo Pretorio. Quando la vede davanti viene conquistato dalla sua bellezza e una passione ardente s’impadronisce di lui, ma i suoi tentativi di seduzione non vanno in porto, per la resistenza ferma della giovane Agata. La affidò per un mese ad una cortigiana di nome Afrodisia. Probabile che Afrodisia fosse una sacerdotessa di Venere, o di Cerere, e pertando dedita alla prostituzione sacra. Trascorse un mese, sottoposta a tentazioni immorali di ogni genere, ma lei resistette indomita nel proteggere la sua verginità consacrata al suo Sposo celeste, al quale volle rimanere fedele ad ogni costo. Sconfitta e delusa, Afrodisia riconsegna a Quinziano Agata dicendo: “Ha la testa più dura della lava dell’Etna”. Allora furioso, il proconsole imbastì un processo contro di lei, che si presentò vestita da schiava come usavano le vergini consacrate a Dio; “Se sei libera e nobile” le obiettò il proconsole, “perché ti comporti da schiava?” e lei risponde “Perché la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”. Memorabili sono i dialoghi tra il proconsole e la santa che la tradizione conserva, dialoghi da cui si evince senza dubbio come Agata fosse edotta in dialettica e retorica.Il giorno successivo altro interrogatorio accompagnato da torture. Ad Agata vengono stirate le membra, lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano al colmo del furore le fece strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Riportata in cella sanguinante e ferita, verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare s. Pietro apostolo, accompagnato da un bambino porta lanterna, che la risana le mammelle amputate. Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale visto le ferite rimarginate, domanda incredulo cosa fosse accaduto, allora la vergine risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”.Ormai Agata costituiva una sconfitta bruciante per Quinziano, che ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate.Secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia il velo che lei portava. Per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò una delle reliquie più preziose. Nei fatti il “velo” di colore rosso faceva parte del vestimento con cui Agata si presentò al giudizio, essendo questo l’abito delle diaconesse consacrate a Dio. Un’altra leggenda vuole che il velo fosse bianco e diventasse rosso al contatto col fuoco della brace.Mentre Agata spinta nella fornace ardente muoriva bruciata, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano. La folla si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine ed il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo. Era il 5 febbraio 251.  Dopo un anno esatto una violenta eruzione dell’Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò. Da allora S. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi. Nel 1040 le reliquie della santa, furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, che le trasportò a Costantinopoli, ma nel 1126 due soldati della corte imperiale, il Gilberto ed il Goselmo, le riportarono a Catania dopo un’apparizione della stessa Santa, che indicava la buona riuscita dell’impresa. Le consegnano al vescovo di Catania Maurizio nel Castello di Aci. Il 17 agosto 1126, le reliquie rientrarono nel duomo di Catania. Questi resti sono oggi conservati in parte all’interno del prezioso busto in argento, opera del 1376, che reca sul capo una corona, dono secondo la tradizione, di re Riccardo Cuor di Leone(parte del cranio, del torace e alcuni organi interni) e in parte dentro a reliquiari posti in un grande scrigno, anch’esso d’argento (braccia e mani, femori, gambe e piedi, la mammella e il velo). Altre reliquie della santa, come ad esempio piccoli frammenti di velo e singole ossa, sono custodite in chiese e monasteri di varie città italiane e estere.Fra tutte le città italiane di cui sant’Agata è compatrona, Gallipoli e Galatina, in Puglia, sono coinvolte in una singolare contesa che vede come protagonista una reliquia di S.Agata, la mammella. Si dice che 1’8 agosto del 1126 S.Agata apparve in sogno a una donna e la avvertì che il suo bambino stringeva qualcosa tra le labbra. La donna si svegliò e ne ebbe conferma, ma non riuscì a convincerlo ad aprire la bocca. Tentò a lungo, ma poi in preda alla disperazione, si rivolse al vescovo. Il prelato recitò una litania invocando tutti i santi, e soltanto quando pronunciò il nome di Agata il bimbo aprì la bocca. Da essa venne fuori una mammella, quella di S.Agata. La reliquia rimase a Gallipoli, nella basilica dedicata alla santa, dal 1126 al 1389, quando il principe Del Balzo Orsini la trasferì a Galatina, dove fece costruire la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, nella quale è ancora oggi custodita la reliquia, presso un convento di frati francescani.Nei secoli le manifestazioni popolai legate al culto della santa, richiamavano gli antichi riti precristiani alla dea Iside, per questo S. Agata con il simbolismo delle mammelle tagliate e poi risanate, assume una possibile trasfigurazione cristiana del culto di Iside, la benefica Gran Madre.Ciò spiegherebbe anche il patronato di S. Agata sui costruttori di campane, perché nei culti precristiani la campana era simbolo del grembo della Mater Magna.

Dal 3 al 5 febbraio, Catania dedica alla Santa una grande festa. Secondo la tradizione alla notizia del rientro delle reliquie della santa il vescovo usci’ in processione per la citta’ a piedi scalzi, con le vesti da notte seguito dal clero, dai nobili e dal popolo. Vi sono undici Corporazioni di mestieri tradizionali, che sfilano in processione con le cosiddette  ‘Candelore’ fantasiose sculture verticali in legno, con scomparti dove sono scolpiti gli episodi salienti della vita di s. Agata. Il busto argenteo, preceduto dalle ‘Candelore’ è posto a sua volta sul “fercolo”, una macchina trainata con due lunghe e robuste funi, da centinaia di giovani vestiti dal caratteristico ‘sacco’. Tutto avviene fra ali di folla che agita bianchi fazzoletti e grida: “Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti” .

               Logo – Perché la rondine?-

  L’A.N.D.O.S. onlus ha scelto come simbolo una rondine che si staglia nel sole. Le rondini arrivano a primavera e sono messaggere della buona stagione che avanza e della rinascita ad essa legata. In Oriente l’arrivo e la partenza delle rondini coincideva per tradizione con la data degli equinozi ed i riti a questi collegati, ed arricchiva le innumerevoli leggende che le vedevano rifugiarsi d’inverno nelle acque trasformandosi in conchiglie, per poi subire l’ennesima metamorfosi con la buona stagione e riprendere la strada del cielo. Fin dall’antichità simbolo di purezza, di innocenza, di sublimazione della materia, di liberazione dalla schiavitù del corpo e del peccato, così come il loro legame con la rinascita primaverile le rende, anche al presente, simbolo della fertilità della terra e della fecondità del corpo e delle opere umane.
Simboleggiano il ritorno alla vita, forza, sacrificio e coraggio. Forza, sacrificio e coraggio che non mancano alle donne colpite dal tumore che, dopo l’inverno della malattia, riscoprono una nuova primavera di vita. Nel 1992 la nostra rondine si è poggiata sul simbolo del Reach to Recovery (“raggiungere il recupero”), le cui linee che si intrecciano segnano il profilo del seno, vogliono dimostrare l’intreccio fra le associazioni e sono aperte perché rappresentano tutte le donne del mondo.
Ricordiamo che i nostri colori sono: il nero della rondine e l’arancione del sole che è la fonte della vita. 
Bookmark and Share